Archivio mensile:maggio 2014

Dendrobium senile

Dendrobium_senileOggi parliamo di un’altra specie veramente particolare. Le foglie e gli pseudobulbi della Dendrobium senile sono ricoperti da dei pilucchi bianchi, che le danno un aspetto molto dolce e carino. 🙂 La funzione di questi pilucchi è di catturare l’acqua che si forma grazie alla condensa, e di proteggere la pianta dalle basse temperature che si manifestano in inverno. La Dendrobium senile è originaria del Laos, Birmania e Tailandia, dove cresce nelle zone montuose ad un’altitudine di 500-1200 metri. È un’orchidea di dimensioni abbastanza piccole, i suoi pseudobulbi arrivano al massimo a 15 cm in lunghezza.

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Dockrillia pugioniformis

Dockrillia_pugioniformisQuesta particolarissima specie australiana proviene dagli stati del Queensland e New South Wales. Si trova nelle foreste tropicali crescendo sugli alberi oppure sulle rocce ricoperte di muschio, ad un’altitudine di 0-1300 metri. Ha una forma molto interessante, assomigliante a quella di un’edera: i nuovi pseudobulbi non si sviluppano dalla base di quelli vecchi ma dai germogli che si trovano lungo lo pseudobulbo madre cominciando da subito sotto la foglia. Con l’apparenza delle crescite nuove il rizoma si allunga, e la pianta si espande. È di facile coltivazione, ma per indurre la sua fioritura bisogna conoscere alcuni trucchi, di cui parlerà questo articolo.

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Dendrobium del tipo nobile

Tutte le Dendrobium ibride (esclusi gli ibridi primari, cioè quelli ottenuti tramite l’ibridazione tra una specie botanica e un’altra) appartengono a due categorie: Dendrobium del tipo nobile (quelle a base della dendrobium nobile) e Dendrobium del tipo phalaenopsis (a base della Dendrobium bigibbum, conosciuta anche come Dendrobium phalaenopsis). Le differenze sono principalmente nel numero di foglie e nel modo di formazione di steli floreali. Le Dendrobium del tipo nobile hanno le foglie lungo tutta la canna (lo pseudobulbo), mentre quelle del tipo phalaenopsis hanno le foglie concentrate nella parte superiore della canna. Anche gli steli floreali seguono lo stesso principio: le Dendrobium phalaenopsis producono gli steli dalla punta delle canne, mentre le Dendrobium nobile li generano da tutti i nodi lungo la canna. Il gruppo Dendrobium nobile è molto vario, al suo interno si trovano gli ibridi che contengono le percentuali molto diverse della Dendrobium nobile botanica, e quindi hanno diverse necessità. Comunque, ci sono alcuni consigli specifici che ci aiuteranno a capire come coltivare queste stupende orchidee.

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Dendrobium del tipo phalaenopsis

Dendrobium_phalaenopsisAttualmente esistono moltissimi ibridi creati sulla base della Dendrobium biggibum (syn. phalaenopsis). La Dendrobium gibbibum è molto più conosciuta come la Dendrobium phalaenopsis, e per questo motivo i suoi ibridi appartengono al gruppo che si chiama “Dendrobium del tipo phalaenopsis”. Il gruppo è molto vario per quanto riguarda l’aspetto, le dimensioni, i colori, etc.: al suo interno si trovano gli ibridi che sono molto diversi gli uni dagli altri. Comunque tutti loro hanno bisogno di condizioni simili per crescere bene e fiorire, e che saranno descritte in questo articolo.

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Come togliere i keiki dalle Dendrobium

Il video di oggi, girato a cura del OrchidTalk Orchid Forum, dimostra come si tolgono i keiki dalle piante di Dendrobium. Prima però parliamo di cosa sono i keiki. E’ il termine con cui si chiamano le nuove crescite sulle orchidee del genere Dendrobium, che, al posto di svilupparsi dalla base della pianta madre, partono dalla sua punta. Questo fenomeno è spesso dovuto al fatto che la pianta madre non gradisce molto le condizioni del substrato e con questo metodo prova a collocare i propri “figli” più lontano possibile dall’ambiente che ritiene inadatto. Ma non è sempre vero: alle volte la formazione dei keiki viene stimolata dall’eccesso di nutrienti, e l’orchidea forma getti nuovi sia dalla sua base, sia dalla sua punta.

Ora guardiamo il video.

La Dendrobium che vediamo ha formato due keiki maturi, i quali stanno già dando vita a nuove crescite. Le loro radici sono molto ben sviluppate, e la separazione dalla pianta madre non li danneggerà in alcun modo. Un keiki si può togliere quando le sue radici arrivano a 5 cm in lunghezza, perché se sono più corte, c’è il rischio che non potranno ancora sostenere il keiki senza l’aiuto dalla pianta madre.

I passi per dividere un keiki dalla pianta madre:

1. Inumidire bene le radici del keiki per farle diventare morbide e più flessibili. In questo modo si minimizzeranno i rischi durante la piantagione.

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Cattleya aclandiae

Cattleya_aclandiae1È una bellissima specie brasiliana, endemica dello stato brasiliano di Bahia. Ha le dimensioni molto contenute (al massimo arriva a 20 cm in altezza) ed è adattissima ai coltivatori che non dispongono di molto spazio per la sua collezione. In natura cresce nelle zone costali costantemente esposte alle brezze dall’oceano, ad un’altitudine di 100-400 metri. I suoi fiori sono non solo belli ma anche profumati.

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Il rinvaso della Phalaenopsis

Il seguente video è stato girato dal Sig. Alfredo Riboni, e dimostra come si effettua il rinvaso di una Phalaenopsis.

I passi per trapiantare una Phalaenopsis sono:

1. Togliere la pianta dal vaso.

2. Pulirla dal substrato vecchio.

3. Togliere le radici morte.

4. Collocarla nel vaso nuovo. Il vaso deve essere trasparente. Anche se nel video sentite che non è così importante, in realtà lo è; perché solo grazie alla trasparenza del vaso possiamo vedere lo stato delle radici e del substrato e notare gli eventuali problemi appena appaiono, non quando è già troppo tardi.

5. Riempire il vaso di substrato.

6. NON BAGNARE. In pratica l’orchidea ha patito delle ferite durante il trapianto (sono state tagliate alcune radici), e devono chiudersi un po’. Bagnando il substrato facciamo rilasciare alcune sostanze, e dato che non è sterile, alcuni batteri possono tranquillamente entrare nelle ferite fresche, contagiando la pianta. La soluzione è di scegliere per il trapianto un momento quando le radici dell’orchidea non si sono ancora completamente asciugate dopo la bagnatura precedente, cioè, sono ancora un po’ (ma proprio un po’) umidicce. Così non ci sarà bisogno di bagnare immediatamente la pianta, e si può effettuare una bagnatura il giorno successivo, quando le ferite si sono già chiuse. Dopo il trapianto si inumidisce la parte superiore del substrato con un vaporizzatore. Questo innalzerà l’umidità intorno alla pianta, aiutandola a superare lo stress dell’intervento.

Se durante l’intervento sono state tagliate molte radici (più del 40%), l’orchidea avrà bisogno di un certo periodo per generarne nuove e cominciare a riempire il vaso, quindi le bagnature classiche saranno non solo poco efficaci, ma anche pericolose perché porteranno all’eccesso di umidità e quindi al marciume delle radici che per ora sono rimaste intatte. Durante questo periodo di adattamento (un mese, come ha specificato il Sig. Riboni, ma anche due), le bagnature dovranno essere sostituite dalle spruzzature quotidiane del substrato per far entrare solo la quantità di acqua giusta per inumidire la parte “attiva” del substrato, cioè, la parte in cui ci sono le radici dell’orchidea.

7. Collocare la pianta nel suo ambiente abituale.

8. Dopo un mese (o anche due) si può ricominciare con le concimazioni. Personalmente consiglio di utilizzare le dosi più piccole di quella che si vede nel video, al massimo 1/2 della dose indicata sul flacone del concime. Prima di concimare l’orchidea bisogna bagnarla: il velamen (il tessuto esterno che circonda le radici delle orchidee), essendo asciutto, non riesce ad assorbire i minerali immediatamente, e il loro contato prolungato con le cellule dell’epidermide porta alle bruciature sulle radici. Se invece il contatto avviene sul velamen già bagnato, questo assorbe subito le sostanze minerali del concime, e quindi non si posa sulla “pelle” della nostra pianta.

Piantagione Pleione

Questo video girato da Les Pickin (designer e fotografo per mestiere ed amante delle orchidee per hobby) dimostra la piantagione di piccoli germogli delle Pleioni appena spuntati da seme. È anche un bellissimo esempio di come si tolgono le giovani piante dalle fiasche e come bisogna trattare il substrato prima di piantarle.

Il substrato scelto per piantare le giovani Pleione è la torba bionda di sfagno. È abbastanza acida e soffice per le piccolissime piante, ma quando cresceranno bisognerà trapiantarle nel substrato da Pleione (cioè, la corteccia). Come spiega Les, la torba è stata inumidita un po’ e passata nel microonde in un contenitore apposito per 2 minuti per renderla più sterile possibile. Dopo quei due minuti l’ha tolta, l’ha girata bene e l’ha rimessa di nuovo in microonde per 1.5 minuti. Il tipo di vaso scelto è quello trasparente, perché così è molto più facile controllare le condizioni della torba e l’umidità presente.

La prima cosa che fa è rendere il terreno piatto. Poi lo inumidisce utilizzando un vaporizzatore e l’acqua di osmosi. Osserviamo come rimuove le piantine dalla fiasca e toglie il loro substrato sterile per poi collocarle una per una sul substrato appena inumidito, premendole gentilmente per farle aderire bene al substrato. Come ci fa notare Les, non è possibile farlo con le dita, perché i germogli sono fin troppo delicati. La procedura si ripeterà finché tutte le piante non sono messe sul substrato, circa 15 per vaso (per lasciarle abbastanza spazio per crescere). I vasi vengono chiusi con un apposito coperchio con un filtro bianco che permetterà lo scambio tra l’aria del vaso e quella fuori dal vaso, ma terrà la polvere e i batteri fuori. In casa i filtri del genere si possono fare con uno strato di carta traspirante, altrimenti questo tipo di vaso con il coperchio si può comprare dal sito di Les (orchidspecies.co.uk). Poi i vasi verranno posizionati in un ambiente luminoso ma non al sole diretto (perché le piantine letteralmente cuoceranno, come aggiunge Les), con il range di temperature tra 15°C (minimo) e 20°C (ottimale). Due settimane dopo la piantagione le giovani Pleione cominceranno la crescita per arrivare a forza fiore in 3 anni dopo la piantagione. Alla fine di ogni stagione bisognerà toglierle dal vaso per farle fare il periodo di riposo (spiegato nell’articolo sulla Pleione limprichtii qui).

 

Pleione limprichtii

Pleione_limprichtiiÈ una delle Pleioni più resistenti al freddo; per un breve periodo sopporta le temperature fino a -2°C (ma è sempre meglio non rischiare e non sottoporla a questo stress). Proveniene dalla provincia di Sichuan, Cina, dove cresce nelle zone montuose ad un’altitudine di 2000-2500 metri. È di facile coltivazione, ed è un vero gioiello per ogni collezione.

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Psychopsis papilio

psychopsis_papilioÈ una specie sudamericana, particolarmente nota per il suo fiore grande e della forma insolita e graziosa. I paesi originari sono il Trinidad, la Venezuela, il Perù, la Colombia e l’Ecuador. Cresce come epifita sugli alberi nei boschi densi e alti di mezza-montagna ad un’altitudine di 800-1200 metri. Essendo simpodiale, ogni stagione produce i pseudobulbi nuovi che fioriranno nella prossima stagione.

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