Come mettere a riposo un’orchidea

Per molte specie il periodo di riposo non è solo l’unica stimolazione della loro fioritura, ma anche l’elemento chiave per il loro benessere, senza di cui la pianta deperisce nel giro di pochi anni. Il periodo di riposo segue quello della crescita, e avviene durante i mesi invernali, quando nell’habitat delle orchidee le condizioni non sono favorevoli. In questo articolo analizzeremo cosa succede in natura, come vengono influenzate le orchidee, e come prepararle per il riposo.

Quando comincia ad avvicinarsi l’inverno, la prima cosa che succede nei posti di provenienza delle orchidee è che le giornate cominciano ad accorciarsi. Poi scendono un po’ le temperature e arriva il periodo secco, senza piogge. In queste condizioni le orchidee non possono permettersi di continuare a crescere, e per sopravvivere si mettono a “dormire”: il loro metabolismo si rallenta molto, e le piante smettono di produrre la massa verde. A seguire, si “addormentano” anche le radici e smettono di assorbire l’acqua e di portarla alla pianta: ne assorbono solo quantità piccolissime, necessarie per non seccarsi e morire. In questo stato l’orchidea trascorre un paio di mesi, e quando le condizioni naturali cominciano a migliorare, si risveglia e ricomincia il suo ciclo di crescita.

In coltivazione dobbiamo essere noi a fornirle le condizioni giuste per riposare. In Italia i mesi migliori per il suo periodo di riposo sono dicembre e gennaio. A febbraio le giornate cominciano ad allungarsi molto, ed è già il periodo quando la pianta ha voglia di risvegliarsi. Quando arriva il periodo invernale, non possiamo subito mettere la pianta a riposo, tagliandole l’acqua mentre magari sta ancora crescendo. In natura tutto succede gradualmente, e dobbiamo farlo anche noi. Quindi le preparazioni cominciano più o meno alla fine di ottobre. Man mano si abbassano le temperature per arrivare a quelle necessarie (che sono indicate sulle guide di coltivazione), facendo 1-3 gradi in meno da settimana a settimana, così per l’inizio di dicembre sono già ai livelli giusti. Insieme all’abbassamento di temperature si sospendono le concimazioni e si riducono le bagnature, lasciando il substrato completamente asciutto sempre di più tra una bagnatura e l’altra: all’inizio 1 giorno, poi 2 giorni, poi 4 giorni, e così via; e fornendo sempre meno acqua. A dicembre le bagnature devono essere completamente sostituite dalle spruzzature leggere (se l’orchidea cresce in sfagno) / medio-leggere (se è coltivata in corteccia) del substrato ogni 7-10 giorni. Più o meno a metà di novembre si innalza l’umidità dell’aria, per arrivare a 70-75%. Questo punto è molto importante: se l’umidità dell’aria non è sufficiente, l’orchidea evapora troppa acqua mentre “respira”, e dato che le radici non sono in grado di rinnovare le riserve d’acqua all’interno della pianta, si secca e muore. Quindi, all’inizio di dicembre abbiamo: le temperature come devono essere nel periodo di riposo di questa certa specie; l’umidità dell’aria a 70-75%; le spruzzature leggere / medio-leggere del substrato ogni 10 giorni. Adesso si aggiunge l’ultimo elemento: le vaporizzazioni leggerissime quotidiane della parte esterna e delle radici aeree della pianta in questione, che avvengono al mattino. In natura durante questa parte della giornata c’è spesso la rugiada o la nebbia consistente, che forniscono l’umidità aggiuntiva all’orchidea.

Parlando della luce, devo specificare che per la maggior parte delle specie che necessitano del periodo di riposo, l’intensità della luce durante il periodo di riposo non deve diminuire. Per alcune specie, che in natura crescono nei boschi decidui, deve addirittura innalzarsi, perché quando l’albero è senza foglie, l’orchidea che vi cresce riceve molta più luce. L’unica cosa che si riduce durante i mesi di riposo è il fotoperiodo: si abbassa a 8-10 ore al giorno. Se vediamo che la luce naturale a casa nostra non è sufficiente per le necessità delle nostre piante, occorre utilizzare i sistemi di illuminazione artificiale: lampade fito o strisce led dello spettro giusto.

Quando l’orchidea è nel periodo di riposo, può capitare che la vediamo troppo raggrinzita. In questo caso bisogna aumentare un po’ le spruzzature e innalzare l’umidità dell’aria. La pianta non deve mai perdere più di 30% della sua massa.

Con l’arrivo di febbraio molte piante si risvegliano da sole: cominciano a mostrare i primi punti di crescita, siano getti nuovi o steli floreali. Verso la fine di gennaio è opportuno preparare le condizioni giuste per il risveglio: aumentare un pochino le quantità d’acqua e il fotoperiodo, per arrivare alle solite 10-12 ore nella prima settimana di febbraio, e si alzano di 2-5 gradi le temperature. Quando appaiono i segni della crescita, l’acqua aumenta ancora, assieme alle temperature, e alla fine di febbraio le condizioni devono tornare ai livelli normali per il periodo di crescita. 10-14 giorni dopo l’apparenza della crescita nuova si possono ricominciare anche le concimazioni.

Queste sono le indicazioni generali. Ovviamente ci sono specie che hanno le loro particolarità per quanto riguarda il periodo di riposo: alcune non devono stare troppo al secco, altre non hanno bisogno del ribasso di temperature. Queste particolarità si trovano nelle guide di coltivazione di ogni specie, ma il modo di mettere a riposo un’orchidea è sempre quello che è stato descritto in questo articolo. 🙂

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Pubblicato il 18 aprile 2014, in Tecniche di coltivazione con tag , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. 2 commenti.

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