Corteccia

CortecciaTutti sappiamo che la corteccia di pino è il componente principale di quasi tutti i substrati impiegati per le orchidee epifite e semi-terrestri. È il materiale ideale per garantire l’accesso dell’aria alle radici delle piante. Ma non sempre sappiamo le particolarità di questo materiale e come bisogna sceglierlo per ottenere i risultati migliori nella coltivazione.

Innanzitutto, è importante ricordare che i substrati commerciali per le orchidee, che si vendono nei garden, non sono adatti alle specie epifite e semi-terrestri: sono troppo fitti e portano al soffocamento e marciume delle radici. Però vanno benissimo come un componente dei substrati per le specie terrestri (come le Cypripedium, Pleione, Habenarie), che va poi mescolato ai materiali non-organici (come la perlite, la vermiculite, ecc). Per le orchidee epifite abbiamo bisogno della corteccia pura.

Qualità

Adesso parliamo della qualità. Non tutta la corteccia è adatta alla coltivazione di orchidee. Quella che si compra nei garden è di qualità abbastanza bassa; è indicata per essere usata come materiale da pacciamatura. Nei sacchi in cui viene venduta sono sempre presenti spore di muffe e di funghi. Se decidiamo di usarla per le nostre orchidee, dobbiamo ricordare di cambiarla abbastanza spesso, come minimo 1 volta ogni 1 – 1.5 anni. Una scelta decisamente migliore è di prendere la corteccia dai rivenditori di orchidee: ha una qualità molto più alta ed è anche disponibile in varie dimensioni (da quella piccola, con i pezzi di 0.5-1 cm, a quella grande, di 4-6 cm). Il substrato fatto a base di corteccia di questo tipo si cambia 1 volta ogni 2-3 anni, e solo perché, come tutti i substrati organici, si “invecchia”: si decompone ed accumula eccessi di sali minerali dai concimi che usiamo. Io utilizzo questo tipo di corteccia, prendendola dai vari rivenditori tedeschi.

Molti coltivatori hanno confermato gli stupendi risultati di coltivazione dall’utilizzo della corteccia di Pinus radiata, la quale viene venduta sotto la marca “Orchiata”. Questa corteccia è molto più dura rispetto agli altri tipi, perciò il processo di accumulo di sostanze tossiche è molto lungo. Inoltre, non contiene i batteri dannosi per le orchidee ma solo quelli utili per mantenere l’equilibrio microbiologico del substrato. L’Orchiata di taglia piccola (3-6 o 6-9 mm) è ideale per le piantine deflascate (non si sterilizza). È abbastanza rara in commercio; in Italia attualmente la vende Riboni.

Sterilizzazione

La sterilizzazione della corteccia di tutti i tipi a microonde è da evitare: diventa molto più soggetta alle muffe, che alle volte si sviluppano a vista d’occhio. Le loro spore sono ovunque, anche in casa, e posandosi sul substrato sterile, su cui non devono combattere per sopravvivere, prolificano.

Miscele

Per creare vari tipi di substrati la corteccia viene spesso mescolata ad altri componenti: sfagno, perlite, fibre di cocco, ecc. Di per sé non ha assolutamente nessun effetto sulla salute e benessere delle orchidee: viene fatto solo per ricreare una miscela ideale per quanto riguarda il mantenimento dell’umidità e l’arieggiamento delle radici. Io personalmente utilizzo la corteccia pura, variando le sue dimensioni (taglia più grande per le piante con le radici più sensibili all’eccesso dell’umido, e taglia più piccola per quelle che hanno bisogno dell’umido). Ci sono però delle specie che hanno bisogno del pH più alto del solito (6.8 – 7.2): in questo caso è opportuno aggiungere alla corteccia le conchiglie sminuzzate.

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Pubblicato il 27 marzo 2015, in Principianti, Tecniche di coltivazione con tag , , , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

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