Come effettuare le vaporizzazioni

Le vaporizzazioni in genere portano molti benefici alle orchidee: 1) innalzano l’umidità dell’aria e le aiutano a “respirare”, perché i pori delle foglie si aprono solo quando l’umidità è superiore ai 50-60% (per alcune specie addirittura 70%); 2) facilitano l’idratazione delle foglie; 3) aiutano le orchidee a sopportare le temperature elevate, etc. L’argomento di come effettuarle non è però solo la questione di prendere un vaporizzatore e usarlo tutti i giorni: bisogna sapere in che modo vaporizzare le orchidee, quando, con quale acqua, ed alcune altre particolarità.

 

Per cominciare, parliamo dei momenti giusti per vaporizzare le orchidee. Sono principalmente il mattino e primo pomeriggio. D’estate, se la giornata è soleggiata, c’è tanta luce e fa caldo, io vaporizzo le mie piante 2-3 volte prima di pranzo, quando mi capita di vedere che le foglie sono asciutte. Poi lo faccio ancora una volta dopo pranzo, verso le ore 15. Alla sera le orchidee non si vaporizzano mai: primo, non ne hanno più bisogno, perché ormai la fotosintesi è finita, e quindi l’acqua non la assorbono più; secondo, l’acqua accumulata sulle foglie ma non utilizzata dalla pianta, provoca i marciumi. Nelle giornate nuvolose, quando l’intensità della luce è più bassa, ma fa comunque abbastanza caldo, basta una vaporizzazione al mattino e una al pomeriggio. Quando le temperature non sono elevate, ma comunque c’è molto sole, le spruzzature avvengono una volta al mattino e una a pomeriggio; se, invece, non c’è né luce, né calore, faccio solo una leggera spruzzatura al mattino.

Tutte le orchidee amano le vaporizzazioni della parte superiore del substrato immerso nel vaso, che si asciuga sempre molto più in fretta del resto. Quindi, appena vediamo che il sopra del substrato è già asciutto mentre a metà e in fondo è ancora troppo umido per effettuare la bagnatura, vaporizziamolo!

Adesso parliamo del modo in cui si effettuano le vaporizzazioni. Allora, lo scopo delle vaporizzazioni è imitare le nebbie, non le piogge; quindi, l’acqua che spruzziamo deve coprire le foglie con uno sottilissimo strato di micro-gocce, non di gocce enormi come se fosse appena piovuto. Di solito ogni vaporizzatore si regola per produrre un flusso d’acqua più o meno potente; a noi serve la posizione in cui l’acqua gettata dal becco ha la forma della nebbia. Nella foto potete vedere una foglia di orchidea appena vaporizzata.

Come potete vedere nel video sotto, l’acqua si vaporizza sopra le piante, e poi si posa sulle foglie, imitando la nebbia naturale.

Per quanto riguarda le radici aeree (cioè, quelle che non sono immerse dentro il substrato), la quantità dell’acqua vaporizzata su di loro può essere un po’ più abbondante, perché la assorbono molto più in fretta e non c’è nessun rischio dei ristagni.

Vaporizzando le orchidee, dobbiamo far attenzione a non lasciare l’acqua tra le ascelle delle foglie e nel centro del fusto: si evapora con difficoltà e rischia di provocare il marciume. Se dopo la vaporizzazione se n’è accumulata un po’, dobbiamo toglierla utilizzando i fazzolettini di carta.

L’ultimo argomento è l’acqua che utilizziamo per vaporizzare le orchidee. Si usa solo l’acqua senza calcare, con il contenuto dei minerali relativamente basso. L’acqua di osmosi è ideale; per quelli come me, che non hanno l’impianto osmotico a casa, consiglierei di usare l’acqua dalle sorgenti naturali, che si compra anche ai supermercati (facendo sempre attenzione a non prendere l’acqua con il contenuto alto dei minerali).

E finalmente, ricordiamo, che le vaporizzazioni descritte in questo articolo non possono sostituire le bagnature, ma servono come un’aggiunta per mantenere le orchidee in piena salute. 🙂

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Pubblicato il 7 aprile 2014, in Tecniche di coltivazione con tag , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

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